Language / Lingua:
L'Ora di Ottawa
Notizie Settimanali Edizioni Chi Siamo Contatti
Tommaso da Celano
Torna alle Notizie

Edizione 2545 · Marzo 2026 · Patrimonio & Fede

Tommaso da Celano, il primo biografo di San Francesco

Poeta, diplomatico e frate francescano abruzzese — autore del Dies irae e vittima di una secolare damnatio memoriae

La personalità umana e culturale di Tommaso da Celano, strettamente legata alla figura di Francesco di Assisi, non si esaurisce in questo legame, poiché Tommaso è stato scrittore e poeta di pregio, un personaggio di notevole cultura. È suo il famoso Dies irae, parte del Requiem, rito esequiale previsto dalla Messa tridentina, inserito nella liturgia delle Ore, musicato da Mozart, Verdi, Liszt, Donizetti, Berlioz e tanti grandi della musica. Questa celebre sequenza in lingua latina è considerata la migliore composizione poetica medievale, con versi a rima baciata e il metro trocaico, tipico della poesia classica con il suo ritmo accentuativo fluido e incalzante. Altri inni liturgici sono stati da lui scritti, tra essi le sequenze Sanctitatis nova signa, basata sulle stimmate, e la Fregit victor, in onore della Vergine.

Gabriella Izzi Benedetti

Gabriella Izzi Benedetti — Presidente della Società Vastese di Storia Patria.

A Tommaso si è rivolto Papa Gregorio IX, alla morte di Francesco nel 1226, perché ne stendesse la biografia, che poi Tommaso ridusse e di nuovo modificò con aggiunte in altre due versioni. L'essere francescano lo portò a svolgere mansioni lontano da Assisi, in Germania. Nel 1221 non partì da solo ma con i confratelli Giordano da Giano, Giovanni da Pian del Carpine e altri; si trattava della seconda missione dei frati minori in Germania guidata da Cesario da Spira. A Tommaso vennero conferiti incarichi rilevanti: custode dei conventi di Magonza, Worms, Colonia e Spira; in seguito, quando Cesario rientrò in Italia, divenne suo vicario per l'intera provincia.

Ritratto di Tommaso da Celano

Ritratto di Tommaso da Celano — frate francescano, scrittore e poeta abruzzese (c. 1190–1260).

Che fosse nobile è lui stesso a dirlo nella prima biografia, Vita beati Francisci (comunemente detta Vita prima), quando scrive di aver fatto parte del gruppo di alcuni «litterati viri et quidam nobiles» accolti alla Porziuncola da Francesco d'Assisi. Come molti giovani, anche ricchi, nobili e colti, era stato suggestionato dalla personalità carismatica di Francesco. La storia ci porta, attraverso i secoli, alla presenza di personalità trascinanti la cui proposta di vita crea rivoluzioni: certo la figura di Cristo è il massimo storico, ma personaggi come Socrate, Aristotele, Platone hanno indicato vie di pensiero sulle quali si fonda la nostra civiltà. La ribellione radicale di Francesco figlio di Bernardone fu un'autentica deflagrazione.

Francesco in Abruzzo e i Conti di Celano

San Francesco d'Assisi

San Francesco d'Assisi — affresco di Cimabue, Basilica di Assisi.

Tommaso da Celano (in provincia de L'Aquila) era nato nei primi anni del 1190 e, secondo alcune fonti, era figlio dei conti Berardo e Margherita Gualtieri. Quasi certamente imparentato con i Conti da Celano e de' Marsi, il cui castello è oggi denominato Piccolomini — poiché nel XV secolo venne trasformato in palazzo residenziale da Antonio Todeschini Piccolomini, nipote di Papa Pio II, nominato conte di Celano nel 1463.

Significativa è la coincidenza che il primo di una serie di viaggi di Francesco in Abruzzo sia avvenuto nel 1215, ripetendosi nel 1216. Ospite dei conti di Celano, del conte Riccardo — al quale Francesco predisse una prossima fine ma anche la salvezza dell'anima — Riccardo, miscredente, si convertì e in quel breve tempo rimase legato in amicizia con Francesco. L'episodio è raffigurato da Giotto nella Basilica di Assisi.

Il rapporto con la famiglia dei Conti di Celano proseguì: un'ampolla del sangue delle stimmate di Francesco fu loro donata da Tommaso — dato storico indiscusso — ed è esposta nella splendida Chiesa dedicata al Santo fatta erigere dai Conti in Castelvecchio Subequo. Covella, discendente di Riccardo, commissionerà al pittore veneziano Bartolomeo Vivarini un ritratto del Santo, oggi parte della collezione del Louvre. La presenza di Francesco in Abruzzo negli anni 1221 e 1222 è legata a miracoli, il più noto dei quali è il Miracolo dell'Acqua, avvenuto a Gagliano Aterno, dove una donna quasi cieca riacquistò la vista per intercessione del santo. Attualmente il Cammino di San Francesco ripercorre i luoghi abruzzesi da lui attraversati: circa 100 km, partendo da L'Aquila e giungendo a Sulmona in dodici tappe.

Le Agiografie e la Damnatio Memoriae

Le importanti agiografie di Tommaso, alle quali dedicò decenni della vita, hanno una storia piuttosto travagliata. La prima, Vita beati Francisci, completata nel 1229, venne approvata ufficialmente da Gregorio IX. Il testo è diviso in tre parti: nella prima è condensata la vita di Francesco fino al 1224; nella seconda ci si sofferma sui due anni precedenti la morte; nella terza si parla della canonizzazione del 1228 e dei miracoli.

«Al venerabile e reverendo padre frate Elia, Ministro Generale dei Frati Minori. La Vita del gloriosissimo padre nostro Francesco che, per ordine del signor Papa Gregorio, ma istruito da te, padre, da un certo tempo già ho composto in un'opera più completa, a causa di quelli che le rimproverano, forse a ragione, la moltitudine delle parole, su tuo ordine ora l'ho sintetizzata in un opuscolo più breve.»
— Tommaso da Celano, incipit del compendio ritrovato nel 2015

Intorno al 1258, il generale dell'Ordine Bonaventura da Bagnoregio — al secolo Giovanni Fidanza, docente alla Sorbona di Parigi — rielaborò le Vite di Tommaso proiettando Francesco in un'ottica di eccezionalità irraggiungibile. Il Capitolo generale di Pisa approvò nel 1263 il suo testo, e Bonaventura, quale Generale dell'Ordine, decise di distruggere tutte le opere di Tommaso da Celano. Si dettero ordini a tutti i monasteri — francescani, domenicani, benedettini — di sottrarre i libri dalle biblioteche e bruciarli. Era il demerito di essere autore di ritratti troppo umani del Santo.

Lentamente, con la sparizione di quanti lo avevano conosciuto e letto, la figura di Tommaso scomparve. Una vera e propria damnatio memoriae. Delle opere si perse ogni traccia. Rimangono il Dies irae, che continua a essere cantato nella liturgia, e qualche opera che non riguarda San Francesco.

I Ritrovamenti e la Riscoperta

Nella seconda metà del '700 alcune scoperte furono fondamentali. Nel 1768 viene ritrovata la Vita prima in uno sperduto convento che forse non fu raggiunto dal dictát del Capitolo generale di Pisa. Delle Vita prima e Vita secunda a tutt'oggi ne sono riemerse circa 40 copie. Recentissima la scoperta, nel 2015, da parte dello studioso Jacques Dalarun di un codice messo all'asta negli Stati Uniti — un compendio dal titolo Vita beati patris nostri Francisci — che fece acquistare per la Biblioteca Nazionale di Parigi.

Negli ultimi anni Tommaso visse in Abruzzo, padre spirituale e confessore delle suore clarisse del monastero di San Giovanni di Val di Varri. La data di morte è il 4 ottobre 1260 (o 1265 per alcune fonti) — lo stesso giorno in cui morì Francesco d'Assisi. Acclamato subito «beato di popolo», la sua beatificazione non è stata a tutt'oggi ufficializzata dalla Curia romana. Il suo corpo è rimasto nel monastero di San Giovanni di Val di Varri fino al 1516; poi i frati minori di Tagliacozzo ne accolsero le spoglie nella Chiesa di San Francesco.

Ci si augura che la richiesta — da tempo fatta a esponenti del Vaticano — che Tommaso venga ufficialmente beatificato vada in porto, non fosse altro che per ripagarlo di una ingiustizia secolare che lo ha condannato all'oblio, nonostante una vita dedicata ad attualizzare la proposta di pensiero del Santo e suggerirla come stile di vita alla cristianità.


← Tutte le Notizie Archivio Articoli →