Di Gabriella Izzi Benedetti
Presidente della Società Vastese di Storia Patria
La personalità umana e culturale di Tommaso da Celano, strettamente legata alla figura di Francesco di Assisi, non si esaurisce in questo legame, poiché Tommaso è stato scrittore e poeta di pregio, un personaggio di notevole cultura. È suo il famoso Dies irae, parte del Requiem, rito esequiale previsto dalla Messa tridentina, inserito nella liturgia delle Ore, musicato da Mozart, Verdi, Liszt, Donizetti, Berlioz e tanti grandi della musica. Questa celebre sequenza in lingua latina è considerata la migliore composizione poetica medievale, con versi a rima baciata e il metro trocaico, tipico della poesia classica con il suo ritmo accentuativo fluido e incalzante. Altri inni liturgici sono stati da lui scritti, tra essi le sequenze Sanctitatis nova signa, basata sulle stimmate, e la Fregit victor, in onore della Vergine.
Gabriella Izzi Benedetti — Presidente della Società Vastese di Storia Patria.
A Tommaso si è rivolto Papa Gregorio IX, alla morte di Francesco nel 1226, perché ne stendesse la biografia, che poi Tommaso ridusse e di nuovo modificò con aggiunte in altre due versioni. L'essere francescano lo portò a svolgere mansioni lontano da Assisi, in Germania. Nel 1221 non partì da solo ma con i confratelli Giordano da Giano, Giovanni da Pian del Carpine e altri; si trattava della seconda missione dei frati minori in Germania guidata da Cesario da Spira. A Tommaso vennero conferiti incarichi rilevanti: custode dei conventi di Magonza, Worms, Colonia e Spira; in seguito, quando Cesario rientrò in Italia, divenne suo vicario per l'intera provincia.
Ritratto di Tommaso da Celano — frate francescano, scrittore e poeta abruzzese (c. 1190–1260).
Che fosse nobile è lui stesso a dirlo nella prima biografia, Vita beati Francisci (comunemente detta Vita prima), quando scrive di aver fatto parte del gruppo di alcuni «litterati viri et quidam nobiles» accolti alla Porziuncola da Francesco d'Assisi. Come molti giovani, anche ricchi, nobili e colti, era stato suggestionato dalla personalità carismatica di Francesco. La storia ci porta, attraverso i secoli, alla presenza di personalità trascinanti la cui proposta di vita crea rivoluzioni: certo la figura di Cristo è il massimo storico, ma personaggi come Socrate, Aristotele, Platone hanno indicato vie di pensiero sulle quali si fonda la nostra civiltà. La ribellione radicale di Francesco figlio di Bernardone fu un'autentica deflagrazione.
Francesco in Abruzzo e i Conti di Celano
San Francesco d'Assisi — affresco di Cimabue, Basilica di Assisi.
Tommaso da Celano (in provincia de L'Aquila) era nato nei primi anni del 1190 e, secondo alcune fonti, era figlio dei conti Berardo e Margherita Gualtieri. Quasi certamente imparentato con i Conti da Celano e de' Marsi, il cui castello è oggi denominato Piccolomini — poiché nel XV secolo venne trasformato in palazzo residenziale da Antonio Todeschini Piccolomini, nipote di Papa Pio II, nominato conte di Celano nel 1463.
Significativa è la coincidenza che il primo di una serie di viaggi di Francesco in Abruzzo sia avvenuto nel 1215, ripetendosi nel 1216. Ospite dei conti di Celano, del conte Riccardo — al quale Francesco predisse una prossima fine ma anche la salvezza dell'anima — Riccardo, miscredente, si convertì e in quel breve tempo rimase legato in amicizia con Francesco. L'episodio è raffigurato da Giotto nella Basilica di Assisi.
Il rapporto con la famiglia dei Conti di Celano proseguì: un'ampolla del sangue delle stimmate di Francesco fu loro donata da Tommaso — dato storico indiscusso — ed è esposta nella splendida Chiesa dedicata al Santo fatta erigere dai Conti in Castelvecchio Subequo. Covella, discendente di Riccardo, commissionerà al pittore veneziano Bartolomeo Vivarini un ritratto del Santo, oggi parte della collezione del Louvre. La presenza di Francesco in Abruzzo negli anni 1221 e 1222 è legata a miracoli, il più noto dei quali è il Miracolo dell'Acqua, avvenuto a Gagliano Aterno, dove una donna quasi cieca riacquistò la vista per intercessione del santo. Attualmente il Cammino di San Francesco ripercorre i luoghi abruzzesi da lui attraversati: circa 100 km, partendo da L'Aquila e giungendo a Sulmona in dodici tappe.
Le Agiografie e la Damnatio Memoriae
Le importanti agiografie di Tommaso, alle quali dedicò decenni della vita, hanno una storia piuttosto travagliata. La prima, Vita beati Francisci, completata nel 1229, venne approvata ufficialmente da Gregorio IX. Il testo è diviso in tre parti: nella prima è condensata la vita di Francesco fino al 1224; nella seconda ci si sofferma sui due anni precedenti la morte; nella terza si parla della canonizzazione del 1228 e dei miracoli.
«Al venerabile e reverendo padre frate Elia, Ministro Generale dei Frati Minori. La Vita del gloriosissimo padre nostro Francesco che, per ordine del signor Papa Gregorio, ma istruito da te, padre, da un certo tempo già ho composto in un'opera più completa, a causa di quelli che le rimproverano, forse a ragione, la moltitudine delle parole, su tuo ordine ora l'ho sintetizzata in un opuscolo più breve.»
— Tommaso da Celano, incipit del compendio ritrovato nel 2015
Intorno al 1258, il generale dell'Ordine Bonaventura da Bagnoregio — al secolo Giovanni Fidanza, docente alla Sorbona di Parigi — rielaborò le Vite di Tommaso proiettando Francesco in un'ottica di eccezionalità irraggiungibile. Il Capitolo generale di Pisa approvò nel 1263 il suo testo, e Bonaventura, quale Generale dell'Ordine, decise di distruggere tutte le opere di Tommaso da Celano. Si dettero ordini a tutti i monasteri — francescani, domenicani, benedettini — di sottrarre i libri dalle biblioteche e bruciarli. Era il demerito di essere autore di ritratti troppo umani del Santo.
Lentamente, con la sparizione di quanti lo avevano conosciuto e letto, la figura di Tommaso scomparve. Una vera e propria damnatio memoriae. Delle opere si perse ogni traccia. Rimangono il Dies irae, che continua a essere cantato nella liturgia, e qualche opera che non riguarda San Francesco.
I Ritrovamenti e la Riscoperta
Nella seconda metà del '700 alcune scoperte furono fondamentali. Nel 1768 viene ritrovata la Vita prima in uno sperduto convento che forse non fu raggiunto dal dictát del Capitolo generale di Pisa. Delle Vita prima e Vita secunda a tutt'oggi ne sono riemerse circa 40 copie. Recentissima la scoperta, nel 2015, da parte dello studioso Jacques Dalarun di un codice messo all'asta negli Stati Uniti — un compendio dal titolo Vita beati patris nostri Francisci — che fece acquistare per la Biblioteca Nazionale di Parigi.
Negli ultimi anni Tommaso visse in Abruzzo, padre spirituale e confessore delle suore clarisse del monastero di San Giovanni di Val di Varri. La data di morte è il 4 ottobre 1260 (o 1265 per alcune fonti) — lo stesso giorno in cui morì Francesco d'Assisi. Acclamato subito «beato di popolo», la sua beatificazione non è stata a tutt'oggi ufficializzata dalla Curia romana. Il suo corpo è rimasto nel monastero di San Giovanni di Val di Varri fino al 1516; poi i frati minori di Tagliacozzo ne accolsero le spoglie nella Chiesa di San Francesco.
Ci si augura che la richiesta — da tempo fatta a esponenti del Vaticano — che Tommaso venga ufficialmente beatificato vada in porto, non fosse altro che per ripagarlo di una ingiustizia secolare che lo ha condannato all'oblio, nonostante una vita dedicata ad attualizzare la proposta di pensiero del Santo e suggerirla come stile di vita alla cristianità.
By Gabriella Izzi Benedetti
President of the Vastese Society of Local History
The human and cultural personality of Tommaso da Celano, intimately linked to the figure of Francis of Assisi, cannot be reduced to that bond alone: Tommaso was a writer and poet of distinction, a figure of considerable learning. His is the famous Dies irae — part of the Requiem, the funeral rite of the Tridentine Mass, inserted into the Liturgy of the Hours, and set to music by Mozart, Verdi, Liszt, Donizetti, Berlioz, and so many of the great composers. This celebrated Latin sequence is considered the finest piece of medieval poetry: verses in rhyming couplets, in trochaic metre, with its fluid and relentless accentual rhythm. Among his other liturgical hymns are the sequences Sanctitatis nova signa, based on the stigmata, and Fregit victor, in honour of the Virgin.
Gabriella Izzi Benedetti — President of the Vastese Society of Local History.
It was to Tommaso that Pope Gregory IX turned after the death of Francis in 1226, commissioning him to write a biography — which Tommaso subsequently condensed and revised, with additions, across two further versions. His Franciscan vocation led him to carry out duties far from Assisi, in Germany. In 1221 he set out not alone but with his fellow friars Giordano da Giano, Giovanni da Pian del Carpine, and others — the second mission of the Friars Minor to Germany, led again by Cesarius of Speyer. Tommaso was entrusted with significant responsibilities: custodian of the convents of Mainz, Worms, Cologne, and Speyer; later, when Cesarius returned to Italy, he became his vicar for the entire province.
Portrait of Tommaso da Celano — Franciscan friar, writer and poet from Abruzzo (c. 1190–1260).
That he was of noble birth he himself attests in the first biography, the Vita beati Francisci (commonly known as the Vita prima), where he records having belonged to a group of «litterati viri et quidam nobiles» received at the Porziuncola by Francis of Assisi. Like many young men of learning and means, he had been drawn to the charismatic personality of Francis. History brings before us, across the centuries, compelling figures whose vision of life and thought creates revolutions. The radical rebellion of Francis, son of Bernardone, was an authentic explosion.
Francis in Abruzzo and the Counts of Celano
St. Francis of Assisi — fresco by Cimabue, Basilica of Assisi.
Tommaso da Celano (in the province of L'Aquila) was born in the early years of 1190 and, according to some sources, was the son of Count Berardo and Margherita Gualtieri. He was almost certainly related to the Counts of Celano and de' Marsi, whose castle is today called Piccolomini — since in the fifteenth century it was converted into a residential palazzo by Antonio Todeschini Piccolomini, nephew of Pope Pius II, appointed Count of Celano in 1463.
It is significant that the first of a series of journeys by Francis to Abruzzo took place in 1215, repeated in 1216. As guest of the Counts of Celano — of Count Riccardo, to whom Francis predicted an imminent death but also the salvation of his soul — Riccardo, a non-believer, converted and remained bound in friendship with Francis for the short time that remained to him. The episode is depicted by Giotto in the Basilica of Assisi.
The relationship with the family of the Counts of Celano continued: an ampoule of the blood of Francis's stigmata was donated to them by Tommaso — an indisputable historical fact — and is displayed in the splendid Church dedicated to the Saint in Castelvecchio Subequo. Covella, a descendant of Riccardo, commissioned the Venetian painter Bartolomeo Vivarini to paint a portrait of the Saint, today part of the Louvre collection. The presence of Francis in Abruzzo in 1221 and 1222 is linked to miracles, the most celebrated of which is the Miracle of the Water at Gagliano Aterno, where a nearly blind woman regained her sight through the saint's intercession. Today the Cammino di San Francesco retraces the Abruzzese places he passed through: some 100 kilometres, departing from L'Aquila and arriving at Sulmona in twelve stages.
The Hagiographies and the Damnatio Memoriae
The important hagiographies of Tommaso — to which he dedicated decades of his life — have a rather troubled history. The first, Vita beati Francisci, completed in 1229, was officially approved by Gregory IX. The text is divided into three parts: the first condenses the life of Francis up to 1224; the second lingers on the two years before his death; the third treats the canonisation of 1228 and the miracles.
"To the venerable and reverend father Friar Elias, Minister General of the Friars Minor. The Life of our most glorious father Francis which, by order of the Lord Pope Gregory, but instructed by you, father, I composed some time ago in a more complete work — because of those who perhaps rightly reproach it for its multitude of words — at your command I have now condensed into a shorter booklet, taking care to write in concise discourse at least the essential things."
— Tommaso da Celano, incipit of the compendium rediscovered in 2015
Around 1258, the Minister General Bonaventure of Bagnoregio — born Giovanni Fidanza, professor at the Sorbonne in Paris — reworked Tommaso's Lives, projecting Francis into an aura of unattainable exceptionality. The General Chapter of Pisa approved his text in 1263, and Bonaventure, as Minister General of the Order, decided to destroy all of Tommaso da Celano's works. Orders were sent to all monasteries — Franciscan, Dominican, Benedictine — to remove the books from the libraries and burn them. The charge against Tommaso was that he was the author of portraits too human of the Saint.
Gradually, as those who had known and read him disappeared, so too did the figure of Tommaso. A true damnatio memoriae. All trace of the works was lost. What survives is the Dies irae, still sung in the liturgy, and a handful of works unrelated to Saint Francis.
The Rediscoveries
In the second half of the eighteenth century, several discoveries proved fundamental. In 1768 the Vita prima was found in a remote convent that perhaps had never been reached by the dictát of the General Chapter of Pisa — or perhaps had sheltered dissenting and disobedient friars. Some 40 copies of the Vita prima and Vita secunda have since emerged. Most recently, in 2015, the scholar Jacques Dalarun identified a manuscript auctioned in the United States — a compendium titled Vita beati patris nostri Francisci — and had it acquired for the Bibliothèque Nationale de France.
In his last years Tommaso lived in Abruzzo, serving as spiritual father and confessor to the Poor Clares of the monastery of San Giovanni in Val di Varri. His death is dated 4 October 1260 (or 1265 according to some sources) — the same day on which Francis of Assisi had died. Immediately acclaimed «blessed by the people», his beatification has yet to be officially confirmed by the Roman Curia. His remains were kept in the monastery of San Giovanni in Val di Varri until 1516, when the Friars Minor of Tagliacozzo received them in the Church of San Francesco.
One can only hope that the long-standing request made to Vatican representatives — that Tommaso be officially beatified — will finally succeed: if nothing else, as recompense for a centuries-long injustice that condemned him to oblivion, despite a life entirely dedicated to carrying forward the thought of the Saint and proposing it as a way of life for all of Christendom.