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Il Leader-Ologramma
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Edizione 2545 · Marzo 2026 · Politica & Analisi

Il Leader-Ologramma e la Politica dello Spot

Dall'illusione del consenso digitale alla tecnocrazia della realtà

All'indomani dell'ultima campagna referendaria, come è cambiato il bacino elettorale in Italia? Sembra finito il tempo dei blocchi ideologici compatti e si delinea sempre più un segmento fluido di giovani tra i 18 e i 34 anni, spesso studenti fuorisede, precari o «nuovi italiani» — circa 1,4–2,5 milioni di potenziali elettori — i quali non si riconoscono più nell'appartenenza storica o culturale, ma in una rappresentanza identitaria mutevole, che si concentra di volta in volta su diritti civili, cittadinanza, ambiente.

Per comunicare con questo settore la politica ha «aggiornato il suo software» utilizzando tutte le tecnologie digitali oggi a disposizione per intercettare il consenso di questo mondo fluido e instabile, abituato ai tempi velocissimi dei social.

La TikTokizzazione della Politica

La mutazione del linguaggio politico inizia qui. Poche parole, molte immagini, e la figura del leader che deve diventare un «manager dei diritti» — reali o presunti — ma anche un frontman pubblicitario. È ciò che si definisce la TikTokizzazione della politica: il passaggio dal discorso complesso allo spot ripetitivo (Salario Minimo, Clima, Sanità).

Bisogna «bucare l'algoritmo» per trasformare la politica in un merchandising di valori, raggruppando sotto un unico ombrello comunicativo argomenti diversi: clima, diritti LGBTQ+, giustizia sociale.

"Un leader vuoto di contenuti tecnici è fisiologicamente più esposto alla «cattura» da parte di poteri profondi, lobby e burocrazie ministeriali, che scrivono le norme reali mentre il leader scatta selfie nelle piazze."

Il PNRR: Lo Spot e il Rigo di Bilancio

Quando i leader mancano di visione strategica a lungo termine, anche i mezzi più abbondanti rischiano di perdersi in rivoli sterili. Il PNRR è l'esempio concreto di questo cortocircuito. Mentre la politica annunciava il «bancomat della rinascita», l'Europa imponeva regole rigide basate sulla performance, così ci si ritrova a piegarsi a regole decise a Bruxelles, rischiando di costruire infrastrutture — asili nido — senza una politica demografica o gestionale che le renda sostenibili nel tempo.

Il PNRR non è un classico fondo perduto, ma un contratto di prestazione tra lo Stato e Bruxelles. I poteri tecnici e finanziari (BCE, Commissione UE) dettano l'agenda economica reale del Paese per i prossimi 20 anni attraverso le «condizionalità» legate ai prestiti. I tecnici si sono concentrati sulla capacità di spesa — entro quando dobbiamo spendere i soldi? — e non sulla qualità strategica dell'investimento, che spetta alla politica, la quale tuttavia, senza visione a lungo termine, è incapace di elaborarne le conseguenze.

Il Caso Schlein: Immagine e Sostanza

Con un target verso i giovani, studenti fuori sede, nuovi italiani in cerca di cittadinanza, il bacino a cui si rivolge è interessante: un potenziale di 1,4–2,5 milioni di elettori solo per la riforma della cittadinanza. In questo contesto si inserisce il leader-ologramma, che proietta un'immagine rassicurante mentre dietro lo schermo altri attori prendono decisioni irreversibili.

Lo spot pubblicitario promette che tutti saranno felici. Con tre parole ripetute incessantemente, tutti crederanno che «quel detersivo lava così bianco che più bianco non si può». Ma nulla si sa dei costi e delle conseguenze di quel «bianco».

Elly Schlein incarna perfettamente il paradosso della leadership contemporanea. Nonostante un background d'élite (figlia di accademici, triplo passaporto, formazione nelle campagne di Obama), la segretaria ha adottato un'estetica «popolare» e un linguaggio tipico del marketing digitale. Schlein risulta tra i leader con il più alto tasso di «engagement» su temi a singolo obiettivo (single-issue). Ed è proprio qui il vuoto di competenze: un leader che è solo un manifesto è estremamente vulnerabile — finisce per firmare ciò che gli viene sottoposto dai grandi apparati, convinto che basti mantenere il consenso sui «diritti civili» per aver fatto il proprio dovere.

In questo scenario, il potere reale si sposta nelle seconde e terze linee — quelle che non si vedono mai in TV — che scrivono le regole mentre il leader scatta il selfie.


La domanda che bisogna porsi è: esiste ancora spazio per una classe dirigente che unisca cultura tecnica e visione politica, o siamo destinati a scegliere tra «ragionieri» e «influencer»? È una domanda urgente, perché occorrerà una classe politica capace di affrontare il mondo dopo Trump, Putin e Netanyahu. L'algoritmo si auto-istruisce, evolve le sue strategie tecniche — ma i contenuti, chi glieli fornirà?


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