Nel dibattito tra i partiti sulla riforma elettorale, il problema di come attribuire il premio di maggioranza alla coalizione vincente comincia ad avviarsi verso una soluzione. Ma la scelta del modello di lista non è una semplice questione tecnica: è una domanda sulla qualità della democrazia italiana.
L'esperienza insegna che il premio di maggioranza è uno strumento politico delicato: serve a favorire la governabilità, ma, se costruito male, rischia di restringere la rappresentatività e di alterare il principio di uguaglianza del voto. Proprio per le ragioni esposte, la scelta degli eletti all'interno della coalizione vincente è importante, perché non si tratta di un semplice dettaglio tecnico, ma di mettere alla prova la qualità democratica dell'intero impianto.
La lista bloccata
Una prima alternativa è la lista interamente bloccata: l'elettore vota il simbolo e l'ordine degli eletti è deciso dai vertici del partito. È una soluzione che, nella sua semplicità, garantisce coerenza politica, ma presenta un costo evidente: riduce drasticamente la possibilità per i votanti di incidere sulla selezione della classe dirigente, rafforzando le dinamiche di cooptazione e il clima di distanza e sfiducia già da tempo presenti nell'elettorato.
La giurisprudenza costituzionale è molto chiara in proposito. Con la sentenza n. 1 del 2014 — che ha smantellato il cosiddetto "Porcellum" — la Corte Costituzionale ha censurato le liste bloccate lunghe, ritenendole lesive del principio di rappresentanza. Principio ribadito nella sentenza n. 35 del 2017 sull'"Italicum", dove la Corte ha ammesso forme parziali di liste bloccate, purché circoscritte e in grado di restituire agli elettori un effettivo potere di scelta.
Il voto di preferenza
L'altra alternativa sarebbe una lista interamente basata sul voto di preferenza: offre all'elettore la possibilità di scegliere candidati e non solo simboli, ma porta con sé problemi significativi. La competizione interna tra candidati dello stesso partito può produrre campagne costose, personalistiche e non di rado opache, accentuando diseguaglianze e gravi distorsioni.
"La scelta del modello di lista non è pura questione tecnica, ma è sottolineare ancora una volta cosa si intende per democrazia e cosa si può fare per rafforzare il legame di fiducia tra i cittadini e le istituzioni."
— Angela Casilli
La via ibrida
Di qui, la scelta difficile di una soluzione ibrida: mantenere il capolista bloccato e assegnare i seggi successivi sulla base di una preferenza, oppure scegliere, senza se e senza ma, una delle due opzioni pure.
La soluzione ibrida, teoricamente forse la più equilibrata, non è mai stata preferita perché tende a gerarchizzare gli eletti e a produrre forti tensioni all'interno dei partiti. Si usa pertanto la lista bloccata "corta", a condizione che esistano nel partito veri meccanismi di selezione democratica interna.
Proprio per quanto sinora si è detto, la scelta del modello di lista per costruire il premio di maggioranza non è pura questione tecnica: è sottolineare ancora una volta cosa si intende per democrazia e cosa si può fare per rafforzare il legame di fiducia tra i cittadini e le istituzioni in un Paese, come il nostro, segnato da un grave astensionismo elettorale.
Angela Casilli è giornalista e analista politica.
As Italy's political parties debate electoral reform, the question of how to award a majority bonus to the winning coalition is moving toward resolution. But the choice of list model is not a simple technical matter — it is a question about the quality of Italian democracy itself.
Experience shows that the majority bonus is a delicate political instrument: it serves to promote governability, but if poorly designed, it risks narrowing representation and distorting the principle of equal votes. For this very reason, the selection of elected members within the winning coalition matters — it is not a mere technical detail, but a test of the democratic quality of the entire system.
The Closed List
One option is the fully closed list: the voter casts a ballot for a party symbol, and the order of elected members is decided by party leadership. It is a solution that, in its simplicity, guarantees political coherence, but at an obvious cost: it drastically reduces voters' ability to influence the selection of the governing class, reinforcing patterns of co-optation and the sense of distance and distrust already long present among the electorate.
Constitutional jurisprudence is very clear on this point. With ruling no. 1 of 2014 — which dismantled the so-called "Porcellum" law — the Constitutional Court struck down long closed lists, finding them contrary to the principle of representation. This was reaffirmed in ruling no. 35 of 2017 on the "Italicum," where the Court permitted partial closed lists only when limited in scope and capable of preserving voters' effective power of choice.
Preference Voting
The other option is a fully preference-based list: it gives voters the ability to choose individual candidates rather than party symbols, but brings significant problems of its own. Internal competition among candidates from the same party can produce expensive, personality-driven and often opaque campaigns, deepening inequality and producing serious distortions.
"The choice of list model is not a purely technical matter — it is a statement about what democracy means and what can be done to strengthen the bond of trust between citizens and institutions."
— Angela Casilli
The Hybrid Path
This leads to the difficult option of a hybrid solution: keeping the top candidate fixed while awarding subsequent seats by preference vote — or simply choosing, without compromise, one of the two pure options.
The hybrid, perhaps the most theoretically balanced approach, has never been the preferred choice because it tends to create a hierarchy among elected members and produce strong internal tensions within parties. For this reason the "short" closed list is generally favoured, on the condition that genuine mechanisms of internal democratic selection exist within the party.
For all the reasons outlined, the choice of list model for structuring the majority bonus is not a purely technical question: it is, once again, a statement about what democracy means and what can be done to strengthen the bond of trust between citizens and institutions in a country like Italy, where alarmingly low voter turnout has become a defining feature of political life.
Angela Casilli is a journalist and political analyst.